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CAMPANILE

Il campanile è l’unica parte veramente superstite del complesso degli edifici di Santo Stefano, ma non si conoscono documenti antichi relativi alla sua costruzione.

A pianta quadrata è formato da nove piani culminati in una acuspide acuminata, contornata ai lati da quattro pinnacoli in cotto. I piani sono divisi tra loro da file di archetti pensili. Le finestre sono di diverso tipo: feritoie al paino terreno, monofore ai due piani successivi bifore, nei rimanenti piani.

La struttura muraria è in ciottoli e mattoni legati da malta, lo spessore dei muri varia da 1,40 m in basso a 0,6 m.

La cuspide è una piramide ottagonale alta 10 metri e 40, i pinnacoli a base quadrata terminanti a piramide sono alti metri 3,88.

Secondo la Debernardi Ferrero la struttura muraria del campanile presenta almeno tre tipi diversi di muratura che fanno pensare ad altre epoche di costruzione “la zona inferiore sembra appartenere ad una delle torri della cinta muraria ed è costituita da muratura in ciottoli a lisca di pesce e da besene angolari più larghe; nei due piani che seguono i ciottoli scompaiono quasi interamente e si ha in prevalenza muratura in scampoli di pietra con spessi strati di malta; a partire dal quarto piano, pur restando la muratura in scampoli di pietra, gli stati di calce tra un corso e l’altro sono più sottili”.

Queste differenze hanno fatto dedurre alla studiosa che la parte inferiore della torre possa ritenersi del secondo quarto dell’XI secolo; che i due piani sovrastanti possano attribuirsi a qualche tempo di poco successivo mentre infine gli ordini superiori ed il completamento può essere ritenuto della fine del secolo XI.  

Battistero

  BATTISTERO

E’ una tra le più notevoli costruzioni della primitiva arte romanica in Piemonte. E’ un piccolo edificio a pianta quadrata con abside semicircolare su ogni lato sulla zona centrale si imposta il tamburo ottagonale all’esterno. Corona l’edificio un lanternino a pianta pure quadrata. L’insieme delle absidi dimostra come l’antica composizione strutturale romana fosse ancora viva in un periodo di oscurantismo costruttivo, che si manifesta nella pessima muratura. Esso è costruito da ciottoli disposti a spina di pesce, da mattoni ugualmente sistemati e da altri in piano e ancora da tratti misti di mattoni e ciottoli collocati alla rinfusa; questi vari materiali sono legati tra loro da spessi strati di malta. Alcuni mattoni erano stati recuperati da antichi edifici romani in rovina.

Sotto le cornici del tetto vi è una decorazione ad archetti pensili, elemento tipico del medioevo; sotto gli archetti si trovano le nicchiette.

L’interno è semplice e disadorno; i vetri delle finestre a doppio strombo sono fatti con tondini di vetro uniti con il piombo.

Nella volta dell’abside principale si trova il resto di una sinopia che rappresenta i 12 Apostoli.

Anticamente le pareti erano tutte affrescate e i dipinti erano generalmente degli ex voto fatti eseguire da persone ricche.

Nella parte bassa degli affreschi ancora esistenti si trova raffigurata la persona che aveva commissionato il dipinto, la quale, per mettere in risalto la superiorità del Santo, era di piccole dimensioni.

I dipinti erano piatti senza prospettiva e circondati da una spessa linea nera di contorno.

Oggi si vedono ancora diversi frammenti di affreschi, di cui i meglio conservati raffigurano una madonna con il Bambino e un santo Martire ed appartengono presumibilmente, al XIII secolo.

 

SAN SEBASTIANO

La costruzione del complesso Conventuale di sano Sebastaino a Biella ebbe inizio con trasferimento in città della congregazione dei Lateranensi avvenuto tra la fine del 1498 o agli inizi del 1499.

A questa congregazione apparteneva Bartolomeo Ferrero, fratello di Sebastiano Ferero committente dell’opera. Sebastiano investito da Carlo di Savoia del feudo di Gaglianico fu clavarius di Biella e generale delle finanze alla corte di Savoia.

Successivamente divenne feudatario di Candelo e di Benna e si deve a Lui oltre alla costruzione della chiesa e del convento di San Sebastiano, il palazzo e la collegiata di Benna e la dimora Signorile di Gaglianico oltre l “casa del Principe nel ricetto di Candelo”.

Il primo documento relativo al complesso di San Sebastiano risale al novembre del 1499 la posa della prima pietra avvenne nel 1500. La chiesa venne terminata nel 1504 e il convento nel 1540.

Nel 1881 a seguito la donazione di Alfonso Lamarmora morto nel 1878 fu indetto il concorso per la facciata che non era stata ancora portata a termine.

Il completamento di questa parte dell’edificio risale agli anni 1885-1887. Furono staccati gli affreschi gaudenziani che ornavano in origine le lunette dei tre portali di accesso e sostituiti con dipinti di soggetto analogo.

La navata centrale è coperta da volte a botte sorretta da esili colonne (tre per ogni lato) concluse da pulvini in cotto. Le navate laterali costituite da quattro campate ciascuna con volte a crociera si aprono quattro cappelle a pianta poligonale. Il transetto è coronato all’incrocio della navata principale con il presbiterio da un tiburio poligonale a base quadrata.

Il campanile strutturato in quattro ordini (i due inferiori sono decorati per ogni lato mentre quelli superiori presentano ciascuno una seri di bifore).

Il muro perimetrale di nord-ovest della chiesa si affaccia il chiostro dell’antico convento a pianta quadrangolare. Esso è composto da un portico inferiore costituito da archi poggiati su pilastri fasciati da lesene.

La chiesa di San Sebastiano presenta una singolare decorazione pittorica ad affresco che ricopre le volte dell’intero edificio.

Questa decorazione “a grottesca” costituita dall’impiego di motivi a fregio foliami mostri ed elementi classici si diffonde a partire dal 1480 circa, nel momento della scoperta di analoghe decorazioni in alcuni monumenti archeologici tra cui principalmente nelle grotte della Domus Aureas Neroniana.

Nell’Italia settentrionale questo genere si afferma definitivamente con l’arrivo di Bramante e diventa come si nota in san Sebastiano, componente primaria fondamentale.

La volta a botte della navata centrale è suddivisa in 8 grandi rettangoli separati da ampie fasce che si intersecano perpendicolarmente tra loro, La fascia centrale è intervallata da tre medaglie circolari di cui una raffigura San Sebastiano.

Le superfici delle navate laterali sono decorate con medaglioni di poeti e filosofi dell’antichità, figure di condottieri romani e greci, episodi mitologici, soggetti bucoloci e pastorali commentati da numerose scritte moralistiche.

Le volte delle cappellette laterali sono a botte e a strombo. La volta a botte del presbiterio è dipinta a finti cassettoni, invece le volte a botte delle cappelle sono a cassettoni in prospettiva.

Nella cappella di fondo della navata destra è conservato il polittico con l’Assunta di Bernardino Lanino firmato e datato 1543.

Nella pala centrale è raffigurata l’assunzione della Vergine mentre nella predella sono rappresentati episodi della vita della Madonna.

L’unica cappella totalmente affrescata è la quarta della navata di sinistra, nella lunetta vi è la rappresentazione della Pietà mentre nelle pareti è stata dipinta la Crocifissione.

L’autore, un maesrto della scuola lombarda che ha seguito questo affresco verso la metà del XVI secolo, ha ambientato la scena dipingendo il monastero di San Gerolamo il cui campanile ha ancora la cuspide.

Si ritiene che il dipinto sia stato commissionato da Filiberto Ferrero Fieschi che era il signore di Zumaglia e il marito della nipote di Giovanni Gromo, il fondatore del monastero di San Girolamo.

Nel transetto di sinistra sono conservate due ante d’organo dipinte a tempera su tela che raffigurano l’Annunciazione le quali sono opera del pittore biellese Raffaele Giovenone e recano la data del 1759.

Molto importante il pentittico con la Vergine il bambino e i Santi, opera squisita di Defendenti Ferrari dell’inizio del primo decennio del 500.

Splendido il coro ligneo intagliato dal novarese Gerolamo de Mellis nel febbraio del 1545 in cui sono inserite pregevolissime placchette in bronzo e ceramica provenienti da Limorge e risalenti al XIII secolo.

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