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IL
DUOMO 
Con
la presa di possesso della sede della nuova diocesi di Biella
avvenuta il 1 ottobre 1772 da parte del Vescovo Giulio Cesare
Viacini s’inizia la sistemazione dell’antica cattedrale di
Santa Maria Maggiore e con essa degli edifici adiacenti.
L’architetto
responsabile di questi nuovi cantieri di Biella Piano è Ignazio
Antonio Giulio coadiuvato nelle vesti di esecutore tecnico dei
progetti, dall’ingegnere Pietro Francesco Beltramo.
I
lavori per la ricostruzione del Duomo biellese vengono così
avviati nel 1773, anno in cui i canonici della Cattedrale
ricorrono a Sua Maestà per ottenere una sovvenzione per la
ristrutturazione della vecchia chiesa di santa Maria Maggiore.
In
questa fase di inizio e di impostazione dei nuovi lavori di
ristrutturazione, una parte di grande rilievo, riguardo le scelte
artistiche, fu svolta dal canonico Giuseppe Antonio Gromo,
nominato vicario generale della diocesi, al momento dell’arrivo
del Vescovo Giulio Cesare Viacini.
È
possibile, in particolare, per il Duomo di Biella, che la scelta
dello stile neogotico, da porre sulla linea di altri monumenti
lombardi e piemontesi coevi, non sia causale, ma sia stata
considerata dal committente come la più idonea a questo ritorno
alle origini della dottrina e della pastorale.
I
lavori di quella che può essere definita la prima fase di
ristrutturazione della cattedrale di Biella, e che va dal 1772 al
1803, comprende, per quanto concerne la parte architettonica: 1)
l’ampliamento e la costruzione delle due navate laterali e delle
quattro cappelle (due per ogni lato), intervallate da altrettanto
locali a icnografia rettangolare; 2) la sistemazione delle parti
conclusive delle due navate laterali; 3) la costruzione della
sacrestia e dell’aula capitolare; 4) la sistemazione delle due
cappelle che si aprono a livello del transetto ( Epifania
a sinistra e Sacramento a
destra); 5) la costruzione dei sepolcreti dei canonici e dei
vescovi nel sotterraneo.
Per
quanto concerne la decorazione pittorica dell’edificio, in
questo primo periodo si esegue la decorazione dell’abside, del
presbiterio e della cupola.
Sin
dal 1784, nel coro, è impegnato il pittore prospettico Giovannino
Galliari figlio di Fabrizio e nipote di Bernardino, attivi in
molti luoghi del Biellese. Nel 1795 Giovannino firma la
prospettiva della parte destra del presbiterio, dove è
documentato insieme a Pietro Fea. Nel 1784 Carlo Cogrosso eseguiva
invece la grande ancona dell’abside con l’Assunzione della
Vergine.
Nella
seconda fase di ristrutturazione della fabbrica del Duomo di
Biella i lavori riguardano la costruzione delle seguenti ulteriori
cappelle: Madonna delle Grazie, Dottrina Cristiana, Annunciazione
e Immacolata; quindi il prolungamento di una arcata della navata
della Chiesa e l’aggiunta in facciata del pronao di Felice
Marandono.
Tra
gli architetti che intervengono nella fabbrica del duomo di Biella
in questo periodo di tempo, una delle personalità sulle quali
merita fissare attenzione è Nicola Martignano Tarino, più volte
ricordato nei progetti per ponti e strade nel territorio
circostante.
La
seconda fase della decorazione pittorica del Duomo riguarda il
completamento delle navate e delle cappelle laterali.
E’
probabile, come si è detto in precedenza, che tutta
l’impostazione del complesso decorativo, risalga alle direttive
del canonico Giuseppe Antonio Gromo.
LA
PIETRA DI PRETE ALBINO
Il
primo documento cristiano a Biella è
il frammento della lastra tombale di Prete Albino ritrovata nelle
fondamenta della chiesa romanica di Santo Stefano Vecchio, quando
venne demolita nel secolo scorso.
Essa recava un’iscrizione
frammentaria:
| TINSONNOPA |
(riposa) nel sonno della
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| RIE PR NALBINUS QUI |
........pace il prete Albino che
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| RE CESSIT SUB DIE
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morì nel giorno
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INDI |
................
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Il trattino al di sopra di alcune
lettere può indicare un’abbreviazione o un nimero.
PR= praesbyterus
INDI= un numero illeggibile
Questa iscrizione risale alla metà del
XI secolo d. C. per i caratteri epigrafici.
Essa si trova ora incassata nel muro interno della facciata del Duomo di
Biella tra il portale centrale e quello laterale destro
SALA
DELLE CORPORAZIONI
Il Cristo della Domenica venne dipinto
tra il 1460 e il 1470. Questo affresco rappresenta Cristo
trafitto da moltissimi strumenti, in particolare quelli che
servivano per la lavorazione della lana.
Gli strumenti più grandi sono le
cesoie e poi, in raffigurati di dimensioni più piccole, ci sono
forbici, pettini per la lana, gomitoli, aghi, fusi ecc.
Sotto la raffigurazione di Cristo c’è
una donna con un setaccio e un uomo con accanto un vaso, una
pesa e dei panni di lana.
Nell’affresco della Madonna con il
Bambino si notano i primi accenni all’uso della prospettiva.
Questa ultima raffigurazione è situata in una lunetta e
rappresenta la Madonna seduta su di un trono somigliante ad una
cattedrale, il quale è circondato da una decorazione floreale.
La Madonna tiene sulle ginocchia il
Bambino e nelle mani reca un fiore e un cartiglio in cui vi è
scritto “Ego dormo et cor meum vigilat”.
Nel sotto arco vi è un agnello con una
aureola che porta una bandiera, simbolo della corporazione dei
lanaioli.
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